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COMUNICATO STAMPA

 

I   medici vogliono fare i medici

 

 

Più di tremila hanno risposto al sondaggio che CIMO ha condotto con l’ausilio di Sics/Welfarelink e le percentuali non lasciano dubbi:

 

l’80% degli intervistati non vuole più essere vincolato agli aspetti burocratici della professione

 

In occasione del nostro congresso elettivo che si terrà a Firenze dal 21 al 23 settembre dal titolo #Liberalaprofessione -Tra scienza medica e medicina amministrata, abbiamo voluto chiedere ai nostri colleghi dipendenti del SSN, cosa pensano del loro lavoro, spiega Riccardo Cassi, Presidente uscente CIMO. Dai risultati emerge una categoria che vuole essere riconosciuta per la propria professionalità, che chiede con forza un’autonomia giuridica e contrattuale e riconosce come interlocutore privilegiato, tra le istituzioni, il Ministero della Salute.

 

CIMO ha raggiunto tramite email 3.313 medici dipendenti che hanno risposto a 10 domande. Quello che emerge dalle risposte è chiaro e non lascia spazio ad alcun dubbio. L’80% degli intervistati si sente vincolato in ogni atto quotidiano, alla burocrazia, sia di tipo amministrativo che clinico. Il 93% non è soddisfatto dell’attuale stato giuridico del medico perché non rappresenta il suo lavoro “vero” e questo stato dell’arte va ad inficiare il rapporto con i pazienti verso i quali, il 39% dei medici intervistati, ha un rapporto di difesa. La percentuale sale quando la domanda riguarda il rapporto tra medico e direzione amministrativa: il 70% ha dichiarato di sentirsi in contrasto e di doversi sempre difendere. 

 

«Nei mesi scorsi, politici di vecchi e nuovi partiti hanno dichiarato che la libera professione è la causa delle liste di attesa. Così abbiamo chiesto ai nostri colleghi cosa ne pensassero – continua Cassi – e il 43% ha risposto che non esiste alcuna correlazione, mentre il 38,5% attribuisce la causa delle liste di attesa, alla cattiva organizzazione delle Aziende sanitarie»

 

Dall’indagine emerge anche una forte preoccupazione per l’attuale contesto socio economico: il 30% non ha chiaro il futuro del medico e il 61,4% immagina un’involuzione della professione. La soluzione auspicata dai medici intervistati, sta nell’avere come interlocutore privilegiato il Ministero della Salute (68,7%), prima delle Regioni a cui vogliono far riferimento solo il 22% e prima anche della Funzione Pubblica, riconosciuto solo dal 9,2%, e avere un’area contrattuale autonoma, richiesta dal 90% di quelli che hanno risposto al questionario. 

 

«Questi dati confortano l’azione che CIMO ha intrapreso in questi anni nei riguardi della professione medica – conclude Riccardo Cassi – azione che sarà rilanciata dalla dirigenza che uscirà dal congresso elettivo dei prossimi giorni e che porterà ad una nuova presidenza del sindacato. Le persone e le strategie possono cambiare ma la battaglia in difesa della professione e nel riconoscimento di uno stato giuridico che metta l’atto medico al centro delle cure, è nel DNA di CIMO. I medici scelgono questa professione per curare le persone e, nonostante la demotivazione derivante dalle riforme fallimentari degli anni 90, il 70 % dei medici intervistati sceglierebbe ancora questa professione. È compito del sindacato ricreare le condizioni, perché possano farlo nelle migliori condizioni possibili».  


Indagine CIMO


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