Nel disegno di legge di Bilancio approvato ieri non c’è alcun intervento strutturale sul personale, né risorse per ampliare l’offerta sanitaria e ridurre le liste d’attesa. Quici: «Non conta solo quanto si stanzia, ma dove si mettono i soldi. Il “tesoretto” per l’assistenza sanitaria rischia di ridursi a pochi spiccioli»
Roma, 29 ottobre 2026 – Nella manovra approvata ieri dal Consiglio dei Ministri non si intravede, allo stato attuale, un investimento strutturale capace di migliorare concretamente il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. Mancano risorse per assumere personale negli ospedali e nelle nuove strutture di comunità, per valorizzare adeguatamente i professionisti sanitari e per ampliare l’offerta di prestazioni, condizione indispensabile per ridurre le liste d’attesa.
L’incremento del Fondo Sanitario Nazionale, dunque, rischia di non tradursi in un miglioramento percepibile per i cittadini. E la sanità pubblica, nonostante lo «stanziamento record», rischia di continuare a funzionare con le stesse criticità di oggi. Risorse che, peraltro, appaiono ben lontane dalle richieste avanzate dallo stesso Ministro della Salute Orazio Schillaci e dalle Regioni.
È questo il giudizio espresso dal sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED sul disegno di legge di Bilancio, senza alcun intento polemico ma con l’obiettivo di stimolare una riflessione di tutto l’arco parlamentare sulla necessità di rafforzare realmente il Servizio Sanitario Nazionale.
«Attendiamo naturalmente di conoscere il testo definitivo per poter esprimere una valutazione completa – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED – ma già oggi appare evidente che il problema non sia soltanto quanto si investe nella sanità, bensì dove vengono indirizzate le risorse. Se da quanto stanziato sottraiamo quanto previsto per il payback, l’efficientamento energetico, l’aggiornamento dei DRG e le misure per i medici di Pronto soccorso, probabilmente restano ben pochi spiccioli per l’assistenza sanitaria».
«A questo si aggiunge quella che, francamente, appare come una mancetta per gli over 75 – prosegue Quici -. Sono misure che possono essere necessarie e condivisibili, ma che non affrontano quelle che sono da sempre le vere priorità indicate non soltanto dai sindacati dei medici, ma dallo stesso Ministro Schillaci: investire sul personale e rafforzare il SSN».
«C’è inoltre il rischio – sottolinea il Presidente CIMO-FESMED – che gli investimenti decisi a livello nazionale finiscano per disperdersi nei rivoli dei bilanci regionali. È già accaduto, ad esempio, con l’aggiornamento dei DRG: due anni fa è stato stanziato un miliardo di euro, ma quelle risorse non si sono tradotte, nei territori, in un effettivo rafforzamento della sanità pubblica. Non vorremmo che la storia si ripetesse».
«Seguiremo con attenzione l’iter parlamentare della legge di Bilancio e non perderemo occasione per presentare le nostre posizioni e le nostre proposte emendative – conclude Quici -. Quel che è certo è che, a pochi mesi dalle elezioni e nonostante un contesto geopolitico certamente complesso, per un settore essenziale come la sanità pubblica ci saremmo aspettati molto di più. Soprattutto perché, se davvero si vuole difendere il SSN, non basta annunciare uno stanziamento record: bisogna mettere i professionisti nelle condizioni di farlo funzionare».