Gli stipendi dei medici italiani sono inferiori alla media OCSE.


ANAAO ASSOMED e CIMO-FESMED: «Defiscalizzare la specificità medica»

I due principali sindacati dei medici: «Desolante lo stato del Ssn illustrato da GIMBE. Bene la proposta di Zaffini di tassare il gioco online per investire in sanità»

 

Roma, 10 ottobre 2023 – Il 6° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione GIMBE è l’ennesimo documento che illustra lo stato desolante in cui versa la sanità pubblica. Fortemente definanziata dai Governi degli ultimi 15 anni di ogni colore politico, continua a offrire i servizi – seppur sempre più deficitari – solo grazie alla dedizione e allo spirito di sacrificio del personale sanitario.

 

Eppure le retribuzioni dei medici specialisti dipendenti risultano, dai dati presentati da GIMBE, inferiori alla media OCSE: a parità di potere di acquisto, gli italiani guadagnano il 47% in meno rispetto ai colleghi inglesi, il 78% in meno rispetto ai tedeschi e l’81% in meno degli olandesi. Divari eccessivi che è necessario colmare, per evitare che i medici, in particolare i più giovani, decidano di lasciare il SSN.

 

Per questo ANAAO ASSOMED e CIMO-FESMED, i principali sindacati che rappresentano i medici dipendenti del Ssn, chiedono con forza che la prossima legge di Bilancio preveda la valorizzazione del lavoro svolto ogni giorno negli ospedali di tutta Italia. La defiscalizzazione al 15% dell’Irpef sull’indennità di specificità medica e veterinaria, percepita trasversalmente da tutta la categoria, sarebbe un segnale forte e concreto.

 

Le risorse potrebbero derivare anche dalla tassa di scopo proposta qualche settimana fa dal sen. Francesco Zaffini (FDI), primo firmatario dell’ordine del giorno approvato in Senato che impegna il Governo a prevedere un incremento delle risorse destinate al Ssn mediante un aumento della tassazione sui giochi online.

 

«Se le risorse per la sanità non ci sono occorre trovarle – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO ASSOMED, e Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Un’alternativa non c’è, se non si intende costringere i cittadini a rinunciare alle cure o a pagare di tasca propria prestazioni che dovrebbero essere garantite dal Servizio sanitario nazionale».

Comunicato stampa

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