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Il disagio psico-fisico dei medici italiani (aumentato dal Covid): pessima qualità della vita

di Sergio Harari

 

Il Covid ha poi fatto il resto: per il 69% dei medici la pandemia ha avuto un impatto importante sul proprio stress psicofisico e per il 55% ha messo a repentaglio la sicurezza della propria famiglia

 

Un sondaggio online lanciato nei giorni scorsi dalla Federazione Cimo Fesmed su 4258 medici ospedalieri italiani fotografa una situazione di grandissimo disagio che non deve essere trascurata. Il 56% dei dottori ritiene eccessivo il tempo dedicato alla compilazione degli atti amministrativi, mentre il 40% valuta scarso quello speso per l’assistenza del paziente. Il 26% dei professionisti preferirebbe trasferirsi all’estero, o anticipare il pensionamento (19%), oppure lavorare in una struttura privata o dedicarsi alla libera professione (23%), e solo il 28% vorrebbe continuare a lavorare in strutture pubbliche. Il grado di disillusione nei medici laureati da meno di 5 anni è ancora più forte che in quelli più in là negli anni.

 

Il Covid ha poi fatto il resto: per il 69% dei medici la pandemia ha avuto un impatto importante sul proprio stress psicofisico e per il 55% ha messo a repentaglio la sicurezza della propria famiglia. Il 30% degli intervistati ritiene pessima o del tutto insoddisfacente la propria qualità di vita; percentuale che aumenta al 40,4% per i medici con oltre 15 anni di servizio. Dalle risposte al questionario emerge anche il forte senso di “abbandono” che sperimenta la classe medica dopo il grande sostegno avuto nelle prime fasi della pandemia; alla domanda: «In questi 2 anni di Covid-19 chi hai sentito più vicino a te?», il 57% risponde «i colleghi», il 24% «familiari e amici», l’8% «nessuno», solo il 5% «la società e le Istituzioni». Sarà bene interrogarsi e approfondire seriamente le ragioni di questo sconforto che attraversa la classe medica, senza il suo diretto coinvolgimento in un ruolo che ne riconosca professionalità e competenze non può esserci sanità di qualità.


Articolo su milano.corriere.it