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Contratto medici, CIMO-FESMED: «Ecco tre esempi concreti di illegittimità per spiegare la nostra posizione»

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Passaggio di risorse dal fondo dei medici a quello di un’altra dirigenza, assunzione di medici non specialisti nei Pronto soccorso e sospensione della libera professione di alcuni medici. Sono i «tre esempi concreti di illegittimità in Regioni diverse» individuati dalla Federazione CIMO-FESMED, che «aiutano a testimoniare i motivi per cui le delegazioni della Federazione trattanti in ARAN hanno assunto un ruolo di vigilanza e forte contrasto verso chi propone un contratto che sottende ad un ulteriore peggioramento dei diritti dei medici che lavorano nel SSN».

 

«È di questi giorni infatti la notizia – scrive in una nota CIMO-FESMED, entrando nel dettaglio – che nell’AUSL di Bologna il direttore generale, con apposita delibera, ha travasato risorse dal fondo dei medici a quello di altra dirigenza per la soppressione di strutture a conduzione medica. Un atto che anticipa l’onda lunga che arriva a Roma, sul tavolo della trattativa con ARAN e Regioni per il rinnovo del CCNL dei medici, per tentare di far confluire i fondi della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria non medica e delle professioni sanitarie in un unico fondo proprio per permettere ai Direttori Generali di fare ciò che vogliono in dispregio delle finalità assistenziali, secondo una visione politica di alcuni ambienti che vuole svilire il lavoro del medico provocando un danno economico e professionale».

 

«In altre regioni – prosegue -, i vertici regionali (dato il fallimento della programmazione sanitaria degli ultimi anni) arrivano ad assumere medici senza specializzazione nei Pronto Soccorso a dispetto di qualsiasi norma legislativa. Un comportamento che non riguarda i rapporti tra professioni diverse (medici, infermieri, altro) ma, nell’ambito della stessa professione, tra chi è in possesso dei requisiti previsti dalla Legge e chi è “catapultato”, senza la necessaria preparazione, in contesti complessi e rischiosi per se stesso e per i pazienti, laddove non sarà certo un breve corso di addestramento e di tutoraggio a garantire la sicurezza delle cure».

 

«Nell’azienda ospedaliera di Potenza, il direttore generale ha deciso di sospendere ad alcuni medici l’attività in libera professione per ridurre i tempi di attesa, mentre sarebbe bastato un semplice recall delle prestazioni ambulatoriali. Un atto “politico” voluto anche se l’attività libero professionale è del tutto residuale rispetto a quella di ambulatorio e i tempi di attesa dipendono dalla generale carenza di medici specialisti; e, guarda il caso, non risulta una programmazione budgettaria per tale scopo e la libera professione continua ad essere sospesa nonostante il rientro nei parametri ministeriali di alcune attività», aggiunge la Federazione.

 

«Anche uno solo degli esempi citati è sufficiente per spiegare la posizione di CIMO contro il fondo unico di tutta la dirigenza, medica e non, già con forza esplicitata al tavolo delle trattative – spiega Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED -. In un momento così difficile, in cui la carenza di medici sta mettendo in ginocchio la sanità italiana, si continua scientemente a forzare le norme e a modificare strutture sanitarie a conduzione medica con strutture a conduzione gestionale non medica, con l’aggravante di utilizzare illegittimamente, contro norme contrattuali e pareri ARAN, i fondi dei medici a beneficio di altre figure professionali».

 

«È un pericoloso fiume carsico di pratiche che sfruttano alcune vaghezze normative già esistenti nell’attuale contratto – prosegue -, e che alcuni vorrebbero ancora più vaghe o peggiorative per i diritti dei medici, come nel caso del fondo unico. CIMO-FESMED continuerà a denunciare questa strategia al servizio di interessi economici e politici non sanitari e ad opporsi a maquillage di dubbia interpretazione sul nuovo contratto. Il nostro no ha sempre avuto ragioni profonde e ben motivate, con una veduta lunga sul futuro della sanità».

 

La Federazione CIMO-FESMED chiede intanto, in riferimento ai tre casi indicati, l’immediata sospensione in autotutela delle delibere n. 92 del 13.03.2019 della AUSL di Bologna, n. 570/19 della Giunta Regionale Toscana e n. 599 del 6.6.19 dell’AO San Carlo di Potenza.


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