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Ecm, contrattacco Cimo. Quici: «Le aziende rendano possibile la formazione dei medici»

24 MAG – Sanzionare chi non raggiunga il numero di crediti formativi richiesti per legge? E allora, come vengono sanzionate le aziende sanitarie e gli enti del Ssn che, per carenze croniche, fanno assorbire nell’attività assistenziale le ore settimanali da destinare a formazione, aggiornamento e didattica di medici e veterinari? Chi supporta il medico per le centinaia di ore di straordinario lavorate e non retribuite, i milioni di giorni di ferie non godute per carenze di organico, che lo costringono a comprimere le ore di formazione e a ricorrere quasi esclusivamente alla formazione a distanza? Davvero le aziende ospedaliere pianificano le attività dei propri medici tenendo conto delle necessità formative del personale in modo che sia un vero processo di accrescimento di competenze a corredo del quotidiano esercizio della professione? È da questi interrogativi che parte l’iniziativa di Cimo con un formale diffida a tutte le aziende sanitarie a tutela dei diritti dei dirigenti medici del Ssn, richiedendo che entro 30 giorni siano attivati o ripristinati gli strumenti e i tempi a disposizione dei loro medici e veterinari da dedicare ad un effettivo aggiornamento professionale nell’ambito delle ore lavorative istituzionali. Un diritto dei medici e un dovere per l’adeguatezza delle cure.

 

«Le polemiche di questi giorni sull’aggiornamento dei medici italiani aprono una profonda riflessione su come viene percepita la formazione all’interno delle strutture sanitarie, soprattutto pubbliche – commenta Guido QuiciPresidente Nazionale Cimo – e il sistema Ecm rischia di essere vissuto come adempimento burocratico da rincorrere piuttosto che un effettivo e ricercato processo di aggiornamento del medico. In primo luogo, la condizione attuale è che le ore di formazione sono negate perché di fatto dirottate su altre attività a copertura dei turni di reparto o di guardia, costringendo i medici a ricorrere quasi esclusivamente alla formazione a distanza se non, in molti casi, neanche a quella. In sintesi, se un medico non si aggiorna sarà sanzionato, se lo stesso medico intende aggiornarsi gli viene impedito per problemi di turni o di carenza di personale. In secondo luogo – aggiunge Quici – l’attuale sistema ha un ricorso troppo marginale a strumenti formativi quali l’addestramento sul campo, il mantenimento delle competenze specialistiche, il retraining, l’attività di tutoraggio, l’attività didattica: tutte attività che potrebbero essere più adeguatamente riconosciute in ambito formativo ma, soprattutto, svolte in ambito aziendale attraverso una corretta pianificazione interna delle attività nell’ambito del quotidiano esercizio della professione.

È una situazione insostenibile, anche perché – rileva il presidente Cimo – le aziende impegnano sempre meno risorse per la formazione, tanto che tra il 2010 e il 2016 la spesa delle aziende sanitarie e ospedaliere è diminuita del 32,55% passando da 147,8 mln a 99,7 mln di euro con una spesa pro-capite ridotta da 214,68 a 153,77 euro, in alcune realtà anche inferiore a 10 euro pro capite». 
 

La vera questione è quanto viene omesso o eluso dalle aziende in merito agli obblighi contrattuali su formazione e aggiornamento del proprio personale, che rende ancor più scandalosa la costante modalità da “fake news” che vuole attribuire a ipotetiche manchevolezze della classe dirigenziale medica qualunque disfunzione che caratterizzi l’erogazione delle prestazioni dovute all’utenza secondo la missione del Ssn. 

 
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