RASSEGNA STAMPA

Contratto medici ospedalieri, Aran e intersindacale molto distanti. Il punto della situazione

 

(Doctor33)
 

Fumata nera anche stavolta. Il tavolo di martedì scorso non ha dato i frutti sperati e ci sono sempre meno spiragli perché l’agenzia per la contrattazione del pubblico impiego, l’Aran, arrivi a un contratto con i dirigenti medici ospedalieri in tempi ragionevoli. Di soldi non si parla, si resta fermi al nodo delle relazioni sindacali laddove il documento dell’intersindacale formata dalle principali sigle chiedeva certezze sulla parte economica.

 

Una di queste sigle, il sindacato Cimo – secondo per iscritti – temendo la “politica del carciofo” (“dove ad ogni tornata si toglie una foglia ma non si arriva al cuore del problema”), ha presentato una sua piattaforma con sue proposte su tutti i temi contrattuali. Una “contromisura” che il presidente Guido Quici annunciava da tempo. «Se non ci sono risorse si chiudano i tavoli, se ci sono se ne parli, se vogliono tirare per le lunghe proponendoci dei copia-incolla dal comparto e dei temi a puntate noi replichiamo che, dopo 9 anni, il contratto della categoria va rivisto istituto per istituto», spiega ora Quici. Che racconta come il documento di 114 pagine sia nato dalla raccolta sistematica delle norme contrattuali per tema fatta dalla stessa Aran nel 2013-14. «Con l’aiuto dei legali abbiamo adeguato il testo alle nuove normative e alla legge 75/2017. Mancano la parte economica su cui non c’è certezza, e quella sulla libera professione, su cui va fatta una premessa: dopo 18 anni di mancati adeguamenti abbiamo chiesto che l’indennità d’esclusività erogata ai colleghi che hanno scelto il solo rapporto con l’azienda ospedaliera fosse inserita nella massa salariale per ottenere l’aumento del 3,48% concesso alle altre categorie del pubblico impiego.

 

Purtroppo tale aumento a noi è stato rifiutato: mentre in convenzione le regioni hanno di fatto accantonato risorse che permetterebbero ai medici aumenti fino al 4,20%, per noi dopo nove anni di vacanza contrattuale si profila un rinnovo al 2% al 2018 e lo slittamento al 2019 degli adeguamenti. Il Ministero dell’Economia ammette una discriminazione nei confronti della dirigenza del servizio sanitario, ma non consente d’inserire l’esclusività nella massa salariale su cui calcolare gli aumenti perché l’indennità da accessoria diverrebbe fissa. Con questi chiari di luna, la prospettiva di carichi di lavoro accresciuti, e con la nostra volontà di non peggiorare ulteriormente il contratto abbiamo lanciato la piattaforma, da confrontare con le proposte degli altri sindacati». Tra le principali, c’è la richiesta di «adeguare il contratto a un Ssn con 10 mila medici in meno. Come? Intanto, abbassando l’orario di lavoro a 36 ore settimanali di cui 4 di formazione, e non più 38, e quindi affrontando i temi della mobilità e delle progressioni di carriera. Abbiamo inoltre chiesto che si leghi il medico a una sede», prosegue Quici.

 

«Ci sono colleghi comandati in 2-3 sedi a seconda dei giorni della settimana, invece è necessario definire gli organici per assicurare la continuità dell’assistenza nelle sedi. In un contesto dove le strutture semplici e complesse sono state dimezzate e le indennità tolte, chiediamo si premi l’incarico di alta specialità e d’eccellenza clinica; e che per sostituire gli apicali si rispettino periodi certi e brevi: il contratto tollera la carenza di responsabile di struttura per massimo 6 mesi-un anno. E ancora, tutte le aziende devono avere il comitato unico di garanzia; inoltre, bisogna rispettare la direttiva Ue sugli orari di lavoro, definendo un numero massimo di letti per ogni guardia.

 

Noi chiediamo un medico ogni 60 letti e rigettiamo l’ipotesi emersa al ministero della Salute, un medico ogni 100 letti. Chiediamo la rivalutazione a 100 euro ogni 12 ore per l’indennità di pronta disponibilità -istituto valido da contratto su notti e festivi, non per sostituire personale a tutte le ore – e quella dello straordinario (da 60 a 90 euro/ora ndr). Chiediamo poi che non si mutui dal comparto lo straordinario obbligatorio. Sempre con l’obiettivo di erogare qualità ai pazienti e di non avere personale stremato, dai 60 anni in su i colleghi non devono più fare le guardie notturne, e la donna medico va esentata, se in gravidanza, dal lavoro notturno. Le richieste di trasferimento non devono più essere soggette al nulla osta dell’azienda, spesso traducibile in un secco rifiuto: basti il preavviso per andare via. E chiediamo che il colloquio di valutazione al momento di accettare la domanda per coprire un posto, in caso di più candidature, sia sostituito dalla verifica dei cv dei candidati, per maggior trasparenza. Vedremo ora cosa argomenterà la controparte, ma ci aspettiamo anche un dialogo con le altre sigle sui punti indicati».

 
Mauro Miserendino