CIMO su fondo ticket sanitari

CIMO: su fondo ticket sanitari rischio di operazione alla rovescia che aumenta la disparità tra regioni e danneggia SSN

 

Il decreto sulla ripartizione del fondo sanitario di 60 milioni di euro per il 2018-20, previsto nell’ultima Legge di Bilancio per ridurre il peso dei ticket in sanità e in discussione domani, rischia di validare una palese discriminazione tra le varie regioni a favore di poche, con assegnazione del 70% delle risorse a sole 5 regioni d’Italia.

 

Per Guido Quici, Presidente di CIMO, il sindacato dei medici, tale applicazione del riparto, se confermata, rappresenta un’ulteriore colpo alla sanità pubblica.

 

In un contesto che vede un aumento esponenziale dell’out of pocket, con evidenti difficoltà economiche di una larga fetta di cittadini soprattutto in quelle aree dove i LEA non sono ancora assicurati, si assiste infatti ad una ulteriore disparità di accesso alle cure tra i cittadini italiani, disparità che di fatto è sugellata da una aspettativa di vita particolarmente bassa per alcune regioni del sud. Sembrerebbe quindi inascoltato lo stesso resoconto di Osservatorio Salute pubblicato alcuni giorni fa che denuncia, a chiare lettere, gli effetti distorsivi del federalismo sanitario. Come medici siamo preoccupati non solo per il settore che rappresentiamo, ma soprattutto per i cittadini e le famiglie, che vedono calpestati i loro diritti, e per le risorse pubbliche, che rischiano di essere ripartite “alla rovescia”.

 

Le preoccupazioni di Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva (TDM), sono del tutto condivisibili e rientrano in quel modo di fare politica sanitaria del tutto miope o, se vogliamo, fin troppo acuta nell’accentuare la delegittimazione di una Legge, la 833 del 1978, basata sull’universalismo del SSN e sull’accesso alle cure.

 

Ancora una volta, come CIMO e come professionisti della sanità, invitiamo la politica a farsi vigile sulle conseguenze dell’applicazione delle norme e soprattutto di “battere un colpo” per il rilancio del servizio sanitario pubblico, che deve diventare uno dei fattori per la crescita dei territori e degli standard di vita nazionali.


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