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Stati generali della professione medica e odontoiatrica, Conte (Fnomceo): «Medici sotto attacco, è ora di dire basta». IN DIRETTA

Da una posizione di dominus del processo assistenziale il medico si trova ora ad assistere a un film horror in cui il ruolo del professionista viene continuamente sminuito, e dove l’essere medico è diventata una colpa di cui scusarsi. Bersagliato su più fronti dalla minaccia di sanzioni e demansionamenti. Primo vulnus da archiviare: il comma 566 sulle nuove competenze delle professioni sanitarie. «Una questione da affrontare con una legge quadro il nodo delle competenze tenendo come punto fermo la leadership funzionale del medico all’interno di un’equipe multiprofessionale, come elemento di sicurezza imprescindibile in un’organizzazione complessa come quella della sanità». È partito da qui l’intervento introduttivo di Luigi Conte, segretario generale Fnomceo, agli Stati generali della professione medica e odontoiatrica in corso a Roma presso l’Auditorium Loyola del Centro Congressi Roma Eventi – Fontana di Trevi, piazza della Pilotta 4.

Poi il decreto appropriatezza, in cui «la pratica medica viene egemonizzata dalla politica, dai manager, dai burocrati e dagli economisti sanaitari che vogliono dirci che cosa è bene per i nostri pazienti ». Tutto per fare cassa. Un’autonomia professionale sotto attacco, spiega Conte anche di «tardo positivisti» che esaltano il valore delle linee guida intese non come mere raccomandazioni ma come se fossero «tavole scolpite su pietra».

Altro esempio di attacco alla professione citato da Conte: il 730 precompilato. Anche qui sanzioni: 100 euro per ogni fattura sbagliata e multe fino a 50mila euro. E poi i certificati Inail. Un quadro desolante che non può più essere accettato: «Non vogliamo più essere interlocutori inscoltati – conclude – e non basteranno le prime aperture di credito di questi giorni, dopo che la categoria ha dichiarato lo stato di agitazione. Ci vorrà ben altro».

E su un recupero del ruolo e della funzione del Medico della sanità pubblica italiana ha centrato il suo intervento anche Riccardo Cassi, presidente Cimo: «dagli Stati Generali è necessario che parta una netta inversione di marcia nei confronti del processo di omologazione dirigenziale e professionale, in atto da 20 anni e che si attui un riconoscimento sostanziale della peculiarità della professione medica». «Occorre un nuovo status del Medico dipendente con la modifica dell’art.15 del DL 229, che caratterizzi la dirigenza medica come dirigenza clinica, che la carriera professionale abbia pari dignità con quella gestionale e che ci sia una valutazione delle competenze professionali progressivamente acquisite».

Per Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac) l’appuntamento di oggi è imporante per tutti i medici, di qualunque categoria – convenzionati, dipendenti, liberi professionisti – finalmente riuniti sotto l’egida professionale comune della Fnomceo. «Nessun medico oggi si sente in diritto o in dovere di salire sulle barricate contro altre professioni – spiega Vergallo – ma in modo altrettanto convinto nemmeno può fingere di non accorgersi che in molti ospedali la remunerazione economica delle progressioni di carriera di alcuni dirigenti delle professioni sanitarie non mediche viene effettuata attingendo in modo più o meno artificioso agli ormai scarni fondi contrattuali dei medici, così come alcuni dirigenti amministrativi vengono “premiati” attraverso la remunerazione di “progetti” di fantasiosa denominazione, finanziati con i proventi della libera professione dei medici».

«Non siamo contro le professioni sanitarie – conclude – siamo contro un’esigua minoranza di dirigenti delle professioni sanitarie che non intende abbandonare il sempre malcelato obiettivo di sfruttare il lavoro dei professionisti sanitari non medici che prestano assistenza al paziente al nostro fianco, sul campo, quotidianamente, per arroccarsi dietro a una scrivania, all’interno di ovattati uffici amministrativi. Il tutto nel momento in cui, a fronte di un impellente scadenza, rappresentata dal 25 novembre prossimo venturo, quando diverrà inevitabile per gli ospedali italiani riconoscere ai loro medici il diritto a turni di lavoro “europei”, continuano ad esserci imposte turnazioni insostenibili, nel silenzio assordante delle amministrazioni».

di Red. San.