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CASSI: “COSTRUIRE IL CONTRATTO SENZA PIU’ LOGICHE DIRIGENZIALI MA SECONDO IL MERITO PROFESSIONALE” (IL SOLE-24 ORE)

La questione dei precari è solo uno dei problemi che i medici hanno posto al Governo: tagli lineari, blocco del turn over e mancata riorganizzazione degli ospedali sono argomenti in primo piano all’ordine del giorno della ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, secondo il presidente Cimo-AsmdRiccardo Cassi. Che aggiunge parlando della priorità del contratto: «Il blocco degli incrementi, soprattutto quelli dei trattamenti individuali ha effetti devastanti sulla categoria: un servizio sanitario che non premia chi si impegna e favorisce l’appiattimento professionale e culturale non ha prospettive». Secondo Cassi il contratto va fatto «abbandonando la logica dirigenziale per essere costruito su logica di merito professionale. questo consentirebbe anche di una maggiore integrazione con le convenzioni, come tempistica, livelli e modalità di contrattazione, integrazione di norme»

Dottor Cassi, la scelta sui precari è un primo passo avanti secondo lei?

La decisione del Consiglio dei ministri di prevedere una norma ad hoc per la Sanità e in particolare dei medici rappresenta un segnale positivo, perché sembra riconoscere quella peculiarità che il ministro Lorenzin ha condiviso con i sindacati medici nell’incontro al ministero. Ma occorre attendere di vedere come il Dpcm affronterà nel concreto la stabilizzazione. E soprattutto bisogna evitare che subito dopo non si formi un nuovo precariato, cosa che accadrà se non si rimuovono le condizioni che ne sono all’origine.

Quali sono i punti più caldi per i medici da affrontare in autunno?

In primo luogo i tagli lineari, il blocco del turn over e la mancata riorganizzazione della rete ospedaliera, che le Regioni stentano ad attuare, condizionate da pressioni politiche di municipio. Ospedali non in grado di far fronte all’emergenza, punti nascita sottodimensionati ecc. non offrono la sicurezza delle cure necessaria e occorre spiegarlo ai cittadini che temono, perdendo il presidio sotto casa, di non avere assistenza; per questo la riorganizzazione degli ospedali deve essere attuata in contemporanea con una efficiente rete dell’emergenza e una forte integrazione con l’assistenza territoriale.

Quindi priorità ai nuovi standard…

Lo schema di regolamento sugli standard ospedalieri deve essere applicato al più presto, integrato con la dotazione di medici minima necessaria al funzionamento delle Unità operative specialistiche.
Ma occorre modificare anche il meccanismo di reclutamento, rimodulare il trattamento economico, utilizzare forme di orario flessibile, in concreto chiediamo una riforma dello stato giuridico e questa richiesta si integra con la questione del rinnovo contrattuale.

Un rinnovo tutto normativo va bene?

Non solo. Il blocco degli incrementi contrattuali, ma soprattutto quelli dei trattamenti individuali ha effetti devastanti su una categoria di professionisti che vede vanificati da quattro anni tutti gli sforzi per acquisire maggiore professionalità e competenze. Un servizio sanitario che non premia chi si impegna e favorisce l’appiattimento professionale e culturale non ha prospettive.
Ma ancora più grave sarebbe aprire la stagione contrattuale senza apportare modifiche alle regole che attualmente vigono per i medici del Ssn a partire da una specifica area di contrattazione.

Quali sono attualmente le situazioni maggiormente penalizzanti?

La decisione delle riforme degli anni ’90 di annullare la specificità della professione medica fu presa con l’obiettivo di condizionare le scelte tecnico professionali all’interno di una logica aziendalistica che si è rivelata fallimentare. Inoltre lo status dirigenziale ha consentito di considerare i responsabili di equipe di elevato contenuto professionali solo quali “dirigenti” da cui la scelta discrezionale, la valutazione esclusivamente gestionale, il clientelarismo e la lottizzazione. Cosa ancora più grave le Regioni hanno utilizzato questo ruolo per contrastare ogni tentativo del Parlamento di restituire al medico ed in particolare a leader dell’equipe un ruolo preminente di riferimento professionale e culturale che è insito nel lavoro medico ed è tale in tutti i paesi.

Quindi?

Nel momento in cui si cambiano gli assetti organizzativi e si riducono drasticamente le strutture è necessario rivedere la carriera le attribuzioni di una professione nella quale la competenza e la capacità professionale sono determinanti per tutelare la salute dei cittadini e lo Stato come le Regioni dovrebbero garantire e verificare il possesso ed il mantenimento di questi requisiti in coloro che operano nel Ssn.

Tutto questo come si può realizzare?

Con il contratto dei medici dipendenti. Che dovrebbe essere rinnovato abbandonando la logica dirigenziale per essere costruito su logica di merito professionale. questo consentirebbe anche di una maggiore integrazione con le convenzioni, come tempistica, livelli e modalità di contrattazione, integrazione di norme. Il tutto per arrivare a un’integrazione ospedale-territorio, fino a oggi resa difficile da normative di riferimento troppo diverse e soggetti pubblici trattanti diversi.
A settembre Cimo-Asmd terrà il suo Congresso, dal quale usciranno con delle proposte che porremo al confronto con le istituzioni e gli altri sindacati per cercare un progetto condiviso per rimotivare la categoria e offrire al cittadino un Ssn rinnovato e più vicino ai suoi bisogni ed alle sue necessità