Liste d’attesa/ Medici e infermieri: «Rimpolpare gli organici e fare sanità d’iniziativa»
Medici e infermieri plaudono alla circolare Grillo che chiede alle Regioni una verifica in quindici giorni sullo stato dell’arte delle liste d’attesa.
«Pieno sostegno all’iniziativa del ministro, finalizzata a conoscere le problematiche che ostacolano l’accesso alle prestazioni, creando disequità tra i pazienti». Così il presidente Fnomceo, Filippo Anelli. «L’iniziativa del ministro – continua Anelli – ci sembra proceda nel solco di rendere i cittadini tutti uguali rispetto alla tutela del diritto alla Salute. Il vero problema che affligge invece oggi il Servizio sanitario nazionale è il livello di disuguaglianze negli accessi e nella fruizione delle cure e delle prestazioni. Sono le categorie più fragili, i poveri, i cittadini con un basso profilo di istruzione, i residenti al Sud Italia ad essere fortemente penalizzati. Bene ha fatto il ministro ad avviare il monitoraggio – conclude -. A quei dati bisognerebbe aggiungere quelli sugli organici, perché in situazioni di carenza di personale non si può pensare di ridurre le attese, e quelli sulle modalità di gestione delle malattie croniche. Gli ospedali, infatti, dovrebbero essere destinati alla cura delle urgenze e delle malattie acute, affidando invece gli esami programmati di controllo delle malattie croniche al territorio».
Sulla stessa linea la Cimo di Guido Quici: «Consideriamo l’iniziativa del ministro sulle liste di attesa quanto mai prioritaria e opportuna. Riteniamo necessario – come “addetti ai lavori” – individuare 3 capisaldi di azione: la sburocratizzazione delle aziende ospedaliere e sanitarie, la riorganizzazione delle stesse e della mappa dei ruoli (chi fa che cosa, quale ruolo deve avere l’ospedale e quale il territorio), nuove risorse umane per adeguare l’offerta sanitaria alle necessità di un Paese in cui la spesa out of the pocket è a quota 40mld e aumentano significativamente invecchiamento della popolazione e cronicità. Siamo convinti che emergerà una fotografia di 20 sanità italiane una diversa dall’altra con problematiche altrettanto diverse e una acuta difformità di servizi tra nord e sud. Dobbiamo fare in modo che sia l’occasione per una rivisitazione delle politiche per la sanità, tenendo presente che la prolungata mancanza di risorse sta spingendo molti medici fuori dalla sanità pubblica e che il blocco del turn over ha reso cronicamente deficitari gli organici con la conseguenza di rendere impossibile una adeguata offerta sanitaria ai cittadini. Ci aspettiamo anche che questa iniziativa porti anche a riconfigurare la composizione del tavolo tecnico sulle liste di attesa, che allo stato vede esclusi proprio i principali operatori sul campo, i medici» […]
di Red. San.
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Concorda anche la Fnopi, guidata da Barbara Mangiacavalli: «Ha ragione il ministro Grillo: i primi problemi da risolvere sono quelli che hanno i cittadini e i principali interlocutori da attivare sono senza dubbio le Regioni. E una delle questioni da chiarire e risolvere, dopo il pieno soddisfacimento dei loro bisogni di salute, riguarda le liste di attesa che non solo penalizzano spesso i più fragili, quelli che non possono ricorrere a strutture diverse dal pubblico, ma esasperano anche gli animi di chi resta ore fuori del pronto soccorso o in attesa di un intervento, con reazioni spesso aggressive ai danni dei professionisti». «Eppure le soluzioni possibili ci sono afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), il più numeroso d’Itala con oltre 450mila iscritti, in vista della raccolta di informazioni sollecitata dal ministro. Lo hanno dimostrato alcune Regioni benchmark dove il fenomeno ha cominciato a essere arginato. E lo dimostrano ancora di più con iniziative come gli ambulatori a bassa intensità di cura, il potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari e l’intramoenia aziendale, quella cioè che la struttura chiede ai suoi professionisti a proprie spese per far fronte a necessità che nascono il più delle volte da carenze di organici o da eccesso di domanda. Le strutture a bassa intensità di cura – aggiunge Mangiacavalli – sono scritte nel Piano nazionale cronicità, nel Patto per la salute e anche nel programma del nuovo Governo e rappresentano una risposta multi professionale sempre più necessaria.
«Gli infermieri e la Federazione che li rappresenta – conclude Mangiacavalli – è a disposizione del ministro per lavorare con lei e con gli altri professionisti e disegnare una sanità di iniziativa che davvero tuteli la salute e favorisca i bisogni dei cittadini».
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