La comunicazione sindacale e l’esigenza di “fare” notizia (QUOTIDIANO DI SICILIA)

DR BONSIGNOREL’esigenza di realizzare una buona comunicazione sia al suo interno che, soprattutto, all’esterno rappresenta un rilevante problema di tutte le organizzazioni. Perché purtroppo non è sufficiente fare, ma è indispensabile anche farlo sapere agli altri. Per un’organizzazione sindacale come la nostra però, al contrario della politica, sussiste la difficoltà di riuscire ad imporsi nel variegato panorama dei media moderni, facendo sentire la propria voce.

 

Certo, oggi c’è internet, ci sono i siti web, i blog, le mailing list che hanno reso più accessibile a tutti la divulgazione di fatti e notizie, più o meno importanti e anche più o meno verificate. Ma, l’organo d’informazione istituzionale, sia esso nel tradizionale formato cartaceo sia nel formato digitale, la cosiddetta “testata giornalistica”, ha comunque ancor oggi una valenza ben diversa da quella di un blog (con le dovute rare eccezioni). Il quotidiano con tanto di editore, di direttore e di redattori, in una parola dei professionisti della comunicazione è ancora garanzia di un’informazione “vera”, di notizie che hanno superato il vaglio delle fonti e della loro attendibilità. Insomma è, o dovrebbe essere una cosa seria. Ma è sempre così? Perché il proliferare dei quotidiani on line ha accresciuto lo spirito di competizione, rischiando di condurre alla spasmodica ricerca dello scoop a tutti i costi che possa far lievitare la tiratura di un quotidiano e accreditarlo come fonte di informazione privilegiata rispetto ad altri, con il conseguente aumento delle vendite e soprattutto degli introiti pubblicitari. Si corre allora il rischio di piegarsi anche in questo caso al dio denaro sacrificando sul suo altare l’etica dell’informazione.

 

In tale quadro, il sindacato vive quindi una situazione di difficoltà e disagio, trovandosi come incastrato fra l’esigenza di fare comunicazione, le difficoltà ad avere accesso al mondo dei media e le insidie che dietro a tutto questo si possono nascondere. Un comunicato stampa ha bisogno di sostanza e di sale, ma senza una buona dose di pepe il suo destino è quello di finire nel cestino della redazione.

 

Ci si trova allora di frequente nella condizione di dover calcare i toni e a volte si rischia di superare i limiti, adoperando inavvertitamente termini impropri o magari finendo per accostare alcuni soggetti a fatti o contesti non appropriati. A noi è purtroppo accaduto nel recente passato e ce ne rammarichiamo pubblicamente, perché chi sbaglia deve anche aver il coraggio di scusarsi.

 

La CIMO è stata in prima linea nella difesa dei propri iscritti e in una battaglia per la legalità nell’ambito della nota vicenda Tutino. Nel corso di quella triste esperienza il sindacato si è trovato di fronte alla ripetuta necessità di esternare il proprio punto di vista e di rintuzzare accuse e affermazioni ai limiti della calunnia. In un contesto di veleni e di animi surriscaldati, ci si è lasciati andare anche a qualche dichiarazione imprudente nei confronti dell’allora Commissario Straordinario degli Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello di Palermo, Ignazio Tozzo, addebitandogli ingiustamente un’inerzia nei confronti di quel dottor Tutino, poi arrestato e attualmente sospeso dal servizio, che in realtà oggi sappiamo non esserci stata. Fu anzi proprio l’avvocato Tozzo a girare le carte ricevute dal MIUR sulla mancanza di titoli di Tutino sia all’Assessorato della Salute che agli organi inquirenti.

 

Ma ci sono più recenti accadimenti che svelano altre insidie alle quali ci espone la volontà e la necessità di comunicare all’esterno: come nel più recente caso di dichiarazioni apparse su un quotidiano on line locale e attribuite alla CIMO con tanto di virgolettati, sul conto di un altro Direttore Generale, Gervasio Venuti, tacciato di non essere in possesso dei requisiti necessari per ricoprire quel ruolo. Ebbene, la CIMO non ha mai fatto quelle affermazioni e anche in tale in occasione, anche se per altrui errore, si è resa necessaria la precisazione e la rettifica per sfuggire all’ennesima trappola mediatica, per scongiurare una riprovevole distorsione delle notizie e una seppur non intenzionale manipolazione dei fatti.

 

Osserviamo quindi come, oggi più di ieri, la linea di demarcazione tra vero e falso nella comunicazione mediatica si è fatta sempre più esile e il confine tra fatti accaduti e notizie riportate può risultare sempre più confuso e indistinto. Da parte nostra, all’approccio sofistico di alcuni cerchiamo di contrapporre con fermezza l’etica dell’informazione, perché comunicare le proprie idee non deve e non può equivalere a “fare” notizia a tutti i costi.

 

Giuseppe Bonsignore

Responsabile della Comunicazione

CIMO Sicilia

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