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Responsabilità professionale. Cimo: “In sanità lottare contro l’errore, non contro chi l’ha commesso” (Quotidiano Sanità)

Ascoltato oggi in commissione Affari Sociali, il presidente del sindacato, Riccardo Cassi, ha definito “ineludibili” riforme “d’impostazione” del sistema. “Chi patisce le conseguenze dell’errore sia giustamente risarcito, ma chi lo commette sia sanzionabile soltanto in caso di condotta inescusabile”.

“Basta con interventi palliativi”. Sul tema della responsabilità professionale in sanità bisogna “realizzare una radicale riforma” che sia finalizzata a “combattere l’errore e non chi lo commette, in modo che chi patisce le conseguenze dell’errore sia giustamente risarcito, ma chi lo commette sia sanzionabile soltanto in caso di condotta inescusabile”. E’ quanto ha chiesto oggi alla commissione Affari Sociali il presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi, audito alla Camera nell’ambito della discussione sui provvedimenti in materia di Responsabilità professionale.
Peraltro, ha sottolineato Cassi, “tutto quello che la Cimo propone è contenuto nei Ddl oggetto dell’audizione, pertanto ci auguriamo che si giunga, finalmente, ad una chiara definizione della problematica che, oggi, rappresenta la priorità assoluta dei medici italiani”.

In particolare, secondo la Cimo, la riforma della responsabilità professionale in sanità dovrebbe prevedere l’azione diretta contro le Aziende Sanitarie, e non contro i Medici, per ottenere il risarcimento dei danni. In questo contesto, serve anche la modifica della responsabilità medica limitandola alla colpa grave, definita come azione determinata da negligenza inescusabile, “come, del resto, è definita quella che disciplina i casi di responsabilità dei magistrati”, evidenzia Cassi. Che chiede poi la riduzione a 5 anni dei termini di prescrizione ed inversione l’onere della prova nelle cause civili, riaffermando la natura extracontrattuale della responsabilità del medico dipendente. Ma la Cimo chiede anche l’applicazione del concetto di lite temeraria, “con diritto di rivalsa nei confronti di coloro che intentano cause strumentalmente senza alcun fondamento clinico”.

Va poi introdotto, secondo la Cimo, l’obbligo della copertura assicurativa e/o gestione diretta del sinistro da parte della struttura, identificando un fondo regionale finanziato anche con i risparmi derivanti dalla riduzione della medicina difensiva. Così come l’obbligo di percorsi extragiudiziali per la risoluzione del contenzioso, con automatica remissione della querela in presenza di un accordo risolutivo.

“Chiediamo l’istituzione di un Albo dei periti prevedendo criteri stringenti che certifichino la professionalità di chi contribuisce alla formulazione del giudizio”, ha poi detto Cassi ai deputati. Chiedendo anche l’introduzione del “concetto di alea terapeutica e del risarcimento no-fault in caso di eventi avversi non prevedibili dovuti all’uso di un farmaco, o rischi insiti e ineliminabili in una procedura”.

Per i risarcimenti, poi, dovrà essere definito un “tetto” basato su valutazioni oggettive del danno. Senza dimenticare, ha concluso Cassi, “l’obbligo dell’introduzione, nelle aziende, di strumenti di prevenzione del rischio”.