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S.S.N.: COSI’ LO SPREAD DIVORA LA SALUTE (Il Sole 24 Ore Sanità)

Il Servizio sanitario nazionale arranca e lo tsunami delle politiche 2013 rischia di dare il colpo di grazia al sistema delle cure, ammaccato (ma sopravvissuto) al susseguirsi di dieci manovre che hanno falcidiato circa 30 miliardi di risorse (si veda «Il Sole-24 Ore» Sanità n. 7/2013), messo in scacco professionisti e imprese, tracciato la strada per altre pesanti manovre come quella dei ticket da due miliardi in agguato dal 1° gennaio 2014.

Nel limbo del post-elezioni, categorie, sindacati, manager e imprese del settore confermano l’allarme rosso su cui da tempo cercano un confronto diretto con il Governo.

«Dateci un interlocutore certo», chiedono le imprese sperando che il nuovo Governo dia spazio ma soprattutto “governi” la crescita, sfuggendo alle spire dell’emergenza e affrontando la crisi in modo strutturale.

I medici che finora si sentono “ignorati” mettono le mani avanti per proteggersi dall’annuncio di un possibile prolungamento del blocco dei contratti che penalizzerebbe solo, sostengono, chi ha già “pagato caro” le manovre perché, come dipendente, non può sfuggire ai tagli.

I manager della Sanità pubblica, quotidianamente faccia a faccia con gli aspetti devastanti della crisi in corsia (macchine ferme, scarsità di farmaci e attrezzature), reclamano il rilancio dei settori produttivi collegati alla Sanità, il recupero dei meccanismi di funzionamento indeboliti da anni, il ritorno della politica nel ruolo di indirizzo anche in campo sanitario.

Una speranza viene dai privati: le Regioni appaiono in questo momento più forti del Governo centrale debole e questo potrebbe bloccare l’emorragia di risorse che ha caratterizzato il Ssn negli ultimi anni.

Cimo Asmd, Riccardo Cassi«È arrivato il momento delle grandi riforme, non più rinviabili, pena un inesorabile declino: della Costituzione per ridurre l’apparato politico e burocratico e diminuire il numero dei parlamentari, abolizione definitiva delle Province, carrozzoni vuoti e molto dispendiosi. E per il Ssn una modifica del Titolo V della Costituzione per eliminare l’ingerenza politica sulle scelte tecniche e restituisca ai medici il ruolo centrale nella tutela della salute».

Aiop, Gabriele Pelissero«Se ci sarà una ripresa del ruolo delle Regioni per la Sanità sarà un bene, perché il giudizio sull’azione di questo anno di governo per il Servizio sanitario nazionale non è positivo. Vedremo se si arresterà il processo di definanziamento del welfare sanitario a cui abbiamo assistito e se il lavoro già fatto per il cosiddetto federalismo sanitario verrà in qualche modo riutilizzato. Potrebbe essere un buon punto di partenza».

Anaao Assomed, Costantino Troise«La paralisi istituzionale è un danno grave: lascia insolute diverse questioni, non risponde alle criticità emerse nel 2012, non garantisce una prospettiva futura. Vivere alla giornata non risolve niente, lascia nella palude le Regioni in piano di rientro, un Sud che soffre perché non riesce nemmeno a garantire i Lea, questioni come medicina difensiva, ruolo professionale, contenzioso ecc. Che facciano presto e ci diano qualche segnale positivo».

Assobiomedica, Stefano Rimondi«I risultati elettorali ci hanno consegnano un parlamento ingovernabile rendendo concreto il peggiore dei rischi ipotizzati durante la confusa campagna elettorale. Questo è un momento in cui le imprese sentono forte il bisogno di interlocutori che si assumano la responsabilità di governo e di un parlamento capace di un confronto costruttivo e innovatore».

Cgil medici, Massimo Cozza«Dopo il terremoto politico elettorale che ci ha consegnato un paese difficilmente governabile le prospettive per il servizio sanitario, per il lavoro e per l’Italia appaiono buie. La mannaia dei tagli al fondo sanitario, programmati dal Governo Berlusconi e continuati dal Governo Monti, rischia di non essere più fermata e di decretare la fine del principio dell’universalità e del prezioso bene comune rappresentato dal servizio pubblico».

Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi«Un “Patto di stabilità” di durata almeno triennale per il futuro dell’industria farmaceutica, che produce e investe. Un vero e proprio patrimonio manifatturiero per l’Italia. È questo che Farmindustria chiederà al Governo del dopo-elezioni. Le imprese sperano che si faccia presto e confidano che l’Esecutivo e il nuovo Parlamento avranno a cuore le misure per la crescita. La crisi non aspetta e per affrontarla sono indispensabili risposte immediate e incisive».

Federfarma, Annarosa Racca«Restiamo in attesa di un modo nuovo di affrontare questo momento difficile del Paese: non cure da cavallo ma attenzione all’economia, non false liberalizzazioni ma concreti incentivi alla crescita. Di certezze e di stabilità ha urgente bisogno anche la farmacia che risente, oltre che della crisi economica, anche di anni di politiche penalizzanti con interventi miopi di contenimento della spesa».

Federsanità Anci, Lino Del Favero«Ci preoccupa cosa ci aspetta nel futuro perché restano sullo sfondo grandi temi come quello della sostenibilità del Sistema sanitario nazionale e della politica degli investimenti. Se davvero vogliamo puntare a un rilancio del Paese occorre dare forza a molti settori produttivi collegati alla Sanità. Per fare un solo esempio, pensiamo agli interventi da realizzare per ammodernare e portare in sicurezza le strutture ospedaliere, molte delle quali non sono più state rinnovate dal dopoguerra».

Fiaso, Valerio Fabio Alberti«Si può anche ripartire dai buoni risultati raggiunti ma occorre poi puntare al recupero dei meccanismi di funzionamento che, negli ultimi anni, si sono indeboliti. Come Fiaso abbiamo sempre sostenuto la necessità di puntare su un management qualificato e sulla trasparenza dei criteri di nomina per le aziende, affrancandole dall’occupazione indebita della politica. Sul come tradurre tutto questo, in pratica siamo pronti a dare il nostro contributo anche al nuovo Parlamento così rinnovato».

Fimmg, Giacomo Milillo«Gli unici provvedimenti auspicabili nell’immediato sono quelli già impostati, per nuovi equilibri tra l’assistenza territoriale e l’assistenza ospedaliera e di rivedere l’atteggiamento sul finanziamento in modo da attribuire maggiore valore alla capacità produttiva del sistema sanitario. Nel prossimo anno non credo si riesca ad affrontare un cambiamento ormai richiesto da tutti: non una retromarcia sul federalismo, ma la presa d’atto che non può essere definito dai soli livelli economici».

Sindacato medici italiani (Smi), Salvo Calì«I risultati elettorali sono lo specchio di uno scollamento tra i partiti e la società. Per la Sanità tutti a parole sostengono la difesa del Ssn. La retorica però non basta: il Ssn produce ricchezza, ma è inserito con la previdenza nel grande capitolo del welfare ed è un’importante voce di spesa del bilancio dello Stato. Cruciale è ridare dignità alla programmazione nazionale e ridimensionare i neocentralismi regionali, definire la partita dei Fondi integrativi, decidendo chi fa cosa».

Snami, Angelo Testa«Tutto si può realizzare se si trovano i soldi, ma il problema è che le risorse non c’erano prima e tanto meno ci sono oggi, ora che l’attuale instabilità post elezioni e i mercati stanno mandando in fumo anche i milioni risparmiati negli ultimi due anni per il comparto Sanità. Si dovrebbe avere il coraggio di dire chiaramente cosa effettivamente il Ssn è ancora in grado di garantire in modo universale a tutti i cittadini, ma nessuno nei prossimi mesi, con ogni probabilità, avrà la forza di farlo».